Gastronomia di Santa Maria del Cedro

Per anni la coltivazione prevalente nel territorio è stata quella del cedro, frutto appartenente alla famiglia degli agrumi di cui si considera capostipite, diviene presto parte della tradizione culinaria ed enogastronomica di Santa Maria del Cedro. Il "Profeta del Cedro", lo scrittore e poeta santamarioto Franco Galiano, definisce questo frutto "Cibo sacro delle sirene" nel suo libro così intitolato, una raccolta di antiche ricette elaborate da personaggi storici appartenuti alla realtà paesana, quali i "Buccnott" di Suor Miranda e gli Spaghetti di Sant' Andrea.

La cucina di Santa Maria del Cedro è una cucina tipica mediterranea, dunque sana e genuina, realizzata con prodotti che conservano ancora i sapori ed i profumi di un tempo. Sia il pesce che la carne, ma anche la pasta si sposano bene con il sapore delicato e profumato di questo frutto e da questa unione nascono piatti di gran gusto e prelibatezza: Filetto di cernia in crosta e cedro, Carpaccio di trota al cedro, Filetto di vitello in guanciale al cedro, Linguine con gamberi al cedro, Trofie al profumo di cedro, Pennette alla Fiumara e la rinomata Pizza al cedro.

Meritano un assaggio tra gli antipasti: le olive verdi schiacciate e condite con abbondante olio di oliva e peperone rosso piccante; le melenzane ed i pomodori sotto sale, aromatizzati con semi di finocchio selvatico e menta. Tra i primi piatti: “fusiddi o rascatiddi cc'u suche i’ carne ì caràpe” (fusilli o gnocchi senza patate con sugo di carne di capra), “lagane o maccarune cchi purpette prfumate” (tagliatelle o maccheroni con le polpette profumate), “lagane e fasule o lagane e cici” (tagliatelle con fagioli o con ceci).

Tra i secondi a base di carne, molto apprezzati: “i vrascioli alluspite” (braciole allo spiedo), “u crapitte alla gradiglia” (il capretto alla griglia) con le erbe aromatiche che abbondano nel territorio di questo comune, ancora “a trippe alla carivunàre” o “picciune i marivizze allu cacciacarne”.

E tra i secondi a base di pesce: il capitone arrostito, “alici sutt’a sale” (le alici sotto sale), “a rosamarine cc’u pipe russe” (la rosamarina con il pepe rosso) appena tolta la salatura. Rustici molto appetitosi e tipici sono costituiti dalla “pitta cch’i ruzzulagghie” (pizza con il grasso del maiale) e “a pitta cchi vruccule” (pizza con i broccoli di rape).

Ottimi anche i salumi, prodotti in modo artigianale da allevamenti nostrani; l'uccisione del maiale ancora oggi rappresenta un momento di condivisione e festa per l’intera famiglia, un rito vero e proprio. Prosciutti, salsicce, capicolli e sopressate vengono conservate, nell’olio o nello strutto, in particolari contenitori in coccio detti “cugnitte”.

Tra i dolci invece possiamo annoverare i “pizzatule” per la pasquetta, le “crocette di fichi” con noci e cedri canditi, i dolci natalizi “chjnili” ripieni di marmellata e ricoperti di miele, i “cannari’culi” con vino bianco, i “mustazzuli” con farina e miele di fichi di forme varie, i “paniciddi” con uva passa e pezzettini di cedro, avvolti in foglie di cedro e fatti cuocere in forno, di questi ultimi ha parlato persino D’Annunzio in un suo libro di memorie.

Per concludere al meglio il pasto, ottimi sono il digestivo e la granita a base di cedro, naturalmente di produzione artigianale.

Il territorio di Santa Maria del Cedro vanta inoltre in campo alimentare una copiosa produzione di olio. L’olivo infatti è diffusissimo ed ammanta di verde intere località, quali Foresta, Imprese, Merasogna, Santoro. I frantoi del posto, ad alta tecnologia, raffinano un olio di alta qualità, forse il migliore della Calabria con bassissimo grado di acidità.

Notevole è inoltre la produzione di fichi secchi e di vini, per lo più rossi, di sapore secco e di buona persistenza aromatica; tra i bianchi vanno menzionati il “Moscato” delle Imprese ed “U Zibibbe” di Contrada Pastina.

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