La fascia costiera conosciuta come Riviera dei Cedri, in cui ricade il territorio di Santa Maria del Cedro, è stata abitata da tempi remotissimi, già dall'uomo di Neanderthal, come testimoniano i ritrovamenti di manufatti musteriani (Neanderthal) presso la scogliera di Praia a Mare e delle grotte dell'isolotto di Torre Talao a Scalea. Le prime testimonianze della presenza dell'uomo moderno  si trovano invece nel comune di Papasidero, presso la cosiddetta Grotta del Romito, in un suggestivo angolo dell'alta valle del fiume Lao. Recentemente è stata indagata anche la cosiddetta Grotta della Monaca a Sant'Agata d'Esaro, scoprendone la destinazione di  miniera  sfruttata in età  neolitica.

Per quanto riguarda il vero e proprio territorio di Santa Maria del Cedro, la testimonianza più antica documentata è certamente la città di Laos, risalente al IV secolo a.C., della quale si possono osservare parte delle fondamenta degli edifici e il tracciato delle strade principali. Risulta poco di epoca romana, periodo in cui certamente la Calabria tutta pagò la colpa di essersi alleata con Annibale, la nostra zona in particolare sembrerebbe essere stata quasi completamente abbandonata, infatti ci risultano solo poche ville del periodo romano, contrapposte alla precedente presenza di almeno due grossi centri, la Laos magno-greca (nell'attuale territorio di Scalea) e quella lucana di cui si diceva sopra. 

Sicuramente più ricco di testimonianze è il periodo medioevale, di cui si possono osservare le rovine del villaggio di Abatemarco, sul fiume omonimo, la chiesetta affrescata, detta di San Michele, il castello normanno, ampliato in epoca sveva, restaurato recentemente. Questo complesso è stato danneggiato dal terremoto del 1980, il quale ha fatto definitivamente crollare il tetto della chiesetta, esponendo gli affreschi alle intemperie che li hanno in breve dilavati rendendoli poco visibili. Dal lato opposto della gola del fiume si erge un acquedotto, aggrappato alla roccia di cui si osserva un interessante ponte con arco a sesto acuto, e ve ne si trova un altro più a valle, in una posizione quasi nascosta, con due archi a tutto sesto che, presumibilmente, alimentava mulini per la coltivazione della canna da zucchero la quale,  originaria dell'Indonesia e portata dagli Arabi nel mediterraneo, aveva trovato in Calabria e Sicilia terreni adatti al suo sfruttamento. 

La Riviera dei Cedri, in virtù della sua conformazione orografica, nell'alto medioevo a differenza del resto della Calabria Superiore, fu risparmiata  dalla conquista longobarda restando quasi ininterrottamente sotto amministrazione bizantina. 

La storia dell'attuale Santa Maria del Cedro inizia solo in epoca moderna, sono infatti del XV e XVI secolo le due testimonianze che certificano la nascita del nucleo abitato e di attività diffuse nella pianura. Probabilmente, la fine delle incursioni piratesche lungo la costa, permise l'edificazione di opifici agricoli non protetti dal castello e perciò nati ad una certa distanza da esso. Il primo impianto è l'attuale palazzo Gabriele Marino, già denominato "Carcere delle Imprese", interessante esempio di opificio multifunzione dove si trasformavano prodotti della terra, tipo olive, uva, seta grezza, forse la solita canna da zucchero, e si producevano ceramiche. L'altro impianto produttivo era il Casale, realizzato su una costa della collina, a circa 120 metri di altezza sul mare, e anch'esso vocato alla trasformazione di prodotti agricoli, ma di dimensioni più importanti, con notevole numero di stalle e laboratori artigiani, da cui si è originato il nucleo iniziale dell'odierno centro storico. A questo si aggiunse nelle adiacenze, verso il XVII secolo, una piccola cappella, man mano ingrandita, da cui si è originata la chiesa dello Spirito Santo. 

Il villaggio di Abatemarco cominciò ad essere abbandonato a favore del centro che si stava sviluppando intorno al Casale, gli ultimi abitanti andarono via nel 1806 al tempo della rivolta anti francese che coinvolse tutto il sud Italia.  In questo periodo pare, vennero tenuti prigionieri alcuni rivoltosi, nell'edificio che poi fu chiamato “Carcere delle Imprese”, funzione che sembra abbia mantenuto saltuariamente nel periodo della restaurazione. 

Non si hanno notizie particolari del periodo post unitario e della concomitante rivolta del brigantaggio che pure interessò i confinanti centri di Verbicaro e Grisolia. Durante gli anni della Seconda Guerra Mondiale, nonostante le difficoltà economiche e la generale penuria di beni che questa comportò in tutto il Paese, la popolazione del Casale, sotto la guida del giovane parroco Don Francesco Gatto, riuscì a restaurare con il lavoro collettivo, la chiesa dello Spirito Santo. Negli anni del dopoguerra il Casale, già frazione di Grisolia, si adoperò per ottenere l'autonomia amministrativa, la quale si concretizzò nel 1955; nell'anno 1968 assunse l'attuale nome di Santa Maria del Cedro. 

Santa Maria del Cedro - Cenni storici